Il futuro è un problema senza lo storytelling.
Storytelling: lo strumento che ti manca per influenzare gli altri
Lo Storytelling come comunicazione d’esperienza
I difetti aiutano le storie: 1° Parte
Esercitazione di scrittura 004: C’era una leggenda…
Esercitazione di scrittura 03: il cane e il profumo
Tu non SEI creativo se… e ripeto se…
Il lettore si specchia nella tua storia
Esercitazione di scrittura: ponte e cerchio?
Esercitazione di scrittura: persi nel deserto
Non hai l’ispirazione? Eccotela servita su di un vassoio d’argento
3 Strumenti on-line per diventare peso massimo nella scrittura
Non ti va di scrivere? Anche a me non va
6 parole per una storia che lascia il segno
Più una storia è semplice, meglio funziona
5 motivi perché la creatività vien creando
Tonight on your life: “Il viaggio dell’horror”
In amore vince chi racconta
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Il tuo mondo rimarrà così com’è con le storie
Storytelling? Sì, buono da mangiare e sostanzioso
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Il futuro è un problema senza lo storytelling.

Il futuro è un problema senza lo storytelling.
Il futuro è un problema senza lo storytelling.

Il problema non è cosa succederà in futuro, bensì se sei preparato ad affrontarlo. Inserisci una moneta e schiaccia il pulsante START per iniziare.

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“Il futuro è oggi qualcosa che appare problematico, carico di minacce, e il racconto è un modo semplice per rispondere all’incertezza del futuro” Cit. Christian Solmon

Ricordi i film dove il protagonista rassicura il personaggio impaurito?

Ti ricordi la scena dove il condottiero infonde coraggio ai suoi uomini?

Riesci a ricordare cosa faceva tua madre, o tuo padre, per tranquillizzarti quando andavi a dormire?

Tre domande, una caratteristica in comune: raccontano storie.

Prima di proseguire tieni a mente che oggi ero in vena di fare liste. Inoltre non è tutto vero quello che ho scritto. Scopri dove ho detto una bugia…

Livello 1 – Il Problema

Da piccolo spesso non riuscivo a dormire perché avevo paura del buio. Lo so, parlarne adesso dopo più di vent’anni sembra stupido. All’epoca era un problema serio.

Allo stesso modo è un problema serio quando non sai che direzione prendere. Credi che ogni scelta che fai sia sbagliata. Ancora più grave è quando la realtà di prende a pugni in faccia e non sai come reagire.

Ti senti smarrito, confuso, frustato e in altri modi che proprio non vorresti. Ci passiamo tutti in questa fase prima o poi. Credimi, non c’è via di scampo a questo.

Livello 2 – L’aiuto

Dato che non riuscivo a prendere sonno per la paura, mia madre stava con me. Prova a indovinare che cosa faceva? Raccontava storie.

Riflettici bene, nei momenti difficili cos’è che ti dava forza, ti rincuorava o ti spingeva ad andare avanti comunque?

Le storie.

Pensaci bene. Sono sicuro che hai sperimentato almeno una di queste situazioni:

  • Una persona a te vicina ti ha raccontato la storia di uno che conosceva col tuo stesso problema.
  • Un estraneo appena conosciuto ti ha raccontato qualcosa di sé o di un suo amico.
  • Hai visto un film dove il protagonista viveva, anche in modo diverso, la tua stessa situazione.
  • Hai letto un libro o fumetto dove, incredibile a dirsi, il protagonista sei tu con un altro nome.
  • Per caso sei venuto a conoscenza della biografia di un personaggio famoso che ha affrontato il tuo problema e ce l’ha fatta.

Le storie possono essere raccontate in mille modi diversi. Conservano, comunque, la loro incredibile magia.

Livello 3 – La risoluzione

E dopo che scoperto la storia che ti ha fatto vedere tutto sotto una luce diversa, cos’è successo?

Adesso provo a indovinare…

  • …Hai acquisito nuove energie
  • …Hai visto un barlume di speranza
  • …Tutto è diventato un po’ più facile

Correggimi in caso mi sbaglio, non siamo tutti uguali. Ad esempio io non ero pieno di energie quando sentivo la storia da mia madre: dormivo.

Ricompensa: Nuovo potere.

Ebbene sì, adesso hai un nuovo super potere. Usalo con saggezza, mi raccomando.

Il tuo nuovo potere è: la storia risolutrice.

Ti sembrerà incredibile, è facile da usare. Richiede solo 3 passaggi:.

  1. Identifica il problema e il target
  2. Inizia a raccontare la storia di uno simile al target con il suo stesso problema
  3. Concludi dicendo come ha risolto il problema e cosa ci ha guadagnato

Questo schema è talmente tanto semplice quanto efficace.

Provare per credere.

Dedicato alle tue storie

Antonio Alfiere

www.antonioalfiere.com

Per saperne di più su Christian Salmon

Storytelling: lo strumento che ti manca per influenzare gli altri

Lo storytelling è il più potente strumento di manipolazione che sia mai esistito sulla faccia della terra. Inserisci una moneta e schiaccia il pulsante START per iniziare a leggere.

Storytelling: lo strumento che ti manca per influenzare gli altri

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Ecco una serie di esempi incredibili di che cosa può fare lo storytelling:

  • Ha reso politici brutti e sciatti dei leader; Tramuta una persona estranea e sconosciuta in uno di casa;
  • Persone orribili, basse e tozze, riescono a sedurre donne bellissime;
  • Ragazze più brutte dell’oscurità riescono a sedurre uomini potenti…

…E potrei continuare ancora con gli esempi. Mi fermo qui perché il ricordo di un mio amico, mister bruttezza 2010, che riusciva a stare con una bionda stratosferica mi raggela il sangue e mi rallegra contemporaneamente.

Per non parlare di una mia conoscente, una balena gialla spiaggiata, ch’era riuscita a circuire un bellissimo giocatore di pallavolo.

Tornando a noi, sì, lo storytelling permette anche questo e molto di più. Che sia raccontare una banale barzelletta, l’episodio più divertente della tua vita oppure di quella volta da bambino che hai suonato a tutti i citofoni di un palazzo, la tua storia sarà utile per influenzare chi vuoi nella direzione che desideri.

E tutti faranno quello che vuoi, senza che se ne rendano conto, garantito.

Riassumendo, in questo articolo scoprirai:

  • L’importanza del contesto in cui ti trovi
  • Target diverso, storia diversa
  • Quale storia raccontare al momento giusto
  • Perché evitare i comandi diretti
  • Vita extra: le similitudini come potente strumento di persuasione

Level 1 – Racconta la tua storia nel giusto contesto per non fare la figura del fesso

Iniziamo dal punto fondamentale per poter partire: quale messaggio, comando o lezione vuoi inviare?

Le storie che andrai a raccontare non saranno sempre uguali. Ognuna serve per un dato scopo. A un cliente non racconterai di quella volta che ti sei sbucciato le ginocchia e ti sei spaventato durante una bravata. A un tuo figlio non racconterai di quell’avventura di una notte che hai avuto durante un convegno di lavoro.

Diversi contesti, diverse storie.

Ad esempio al tuo cliente racconterai la storia di quel prodotto che gli stai per vendere, incluse l’esperienze positive di altri che lo hanno acquistato.

A tuo figlio, invece, racconterai di come sei riuscito a vincere la partita di calcio all’ultimo minuto quando avevi 8 anni e ti pesava che gli altri in squadra ti prendevano in giro. Proprio come succede a lui…

Hai notato che nel primo esempio hai come obbiettivo la vendita del prodotto e nel secondo spingere tuo figlio ad avere più fiducia in se stesso?

Scegli la corretta storia da raccontare in base al contesto, a chi hai davanti e il tuo obbiettivo: eviterai così di essere incoerente.

Level 2 – Lo strumento n.1 per influenzare gli altri: lo storytelling

Avendo ben in chiaro il contesto in cui ti trovi, il tuo bersaglio e l’obbiettivo da raggiungere, la tua storia avrà un potente effetto su chi l’ascolta: farà esattamente quello che vorrai tu.

Tutti quanti possono dire “fai questo e otterrai questo”, “è importante che eviti di fare quell’altro”, “compra questo prodotto perché è il migliore che ci sia”, “guarda quanto sono snello, sono proprio un fotomodello” ecc.

Te lo dico in modo chiaro, così capirai meglio: Dare comandi diretti alla lunga è deleterio.

In più farai la figura del dittatore e del despota, cosa che vuoi assolutamente evitare.

I politici di vecchio stampo fanno così. I nuovi invece raccontano storie, sia nei loro discorsi che nelle vicende pubbliche. L’agenda dei presidenti è fitta di eventi e interventi dove racconteranno storie.

Inoltre molti si fanno riprendere in determinati contesti, come ha fatto Bush Junior più di dieci anni fa con la bambina che aveva perso la madre nell’attentato dell’11 settembre.

Era sincero quando ha detto quelle parole di conforto alla piccola? E quando l’ha abbracciata?

Oppure voleva spingere il pubblico verso una determinata direzione utilizzando la potenza dello storytelling?

Allo stesso modo anche tu puoi farlo, spingere chi ascolta le tue storie verso la direzione che ti sei prefissato, verso il tuo obbiettivo.

Con il potere delle similitudini, perché tutti si rispecchiano nelle storie che ascoltano, riesci a far fare agli altri quello che vuoi tu.

Ricordati questi 3 punti:

  1. Il contesto dove racconterai la tua storia
  2. Il target a cui racconterai la tua storia
  3. L’obbiettivo che vuoi raggiungere mediante la tua storia

Vita Extra: La magia delle similitudini

Sto per darti un piccolo consiglio all’apparenza insignificante, ma alla lunga si rivela potente e devastante.

In ogni storia che racconterai utilizza sempre almeno una piccola caratteristica del tuo target all’interno della narrazione.

Ad esempio il tuo bersaglio ha i capelli rossi? Il tuo protagonista nella storia ha i capelli rossi.

Il tuo bersaglio ha avuto problemi con l’auto? Tu ne hai avuti pure e glielo racconti.

È una donna che vuole cambiare vita? Gli racconti della tua amica che ha cambiato nazione dove vivere.

E così via.

Fidati, sembra una cosa piccola e da poco, in realtà è una caratteristica importante dello storytelling.

Level 3 – Cosa ci guadagni in tutto questo?

Non smetterò mai ripetere che le storie ci avvicinano. Sono lo strumento più antico mai usato dall’umanità per comunicare, dopo i gesti con i segni naturalmente.

Influenzare gli altri, spingerli nella direzione in cui desideri è un elemento inprescindibile in tutte le attività che intraprendi.

Che sia vendere, farsi nuovi amici o sedurre le persone, lo storytelling ti aiuterà nel tuo obbiettivo.

Nessuno si accorgerà di cosa stai facendo.

Final Boss: 5 punti chiavi dell’articolo

Abbiamo parlato in questo articolo di come il contesto sia importante per le storie che vuoi raccontare. Dove ti trovi, o ti troverai, è un’importante spunto per la tua narrazione.

Il bersaglio a cui racconterai la tua storia è altrettanto importante. Potrai usare le sue caratteristiche per modellare al meglio il tuo racconto.

Il momento in cui esporrai il tuo messaggio velato dalla narrazione è un’aggiunta determinante per raggiungere il tuo obbiettivo: influenzare chi ti ascolta.

Evita di dare comandi diretti. Meglio una storia dove esponi cosa fare e come farlo. Vale anche per far evitare al tuo target di prendere scelte che non vuoi.

Hai ricevuto una vita extra scoprendo il potere delle similitudini. Non esitare a usarle per rinforzare la tua storia e spingere in modo dolce il tuo pubblico nella direzione che vuoi tu.

Dedicato alle tue storie.

Antonio Alfiere

www.antonioalfiere.com

Alla prossima partita.

Video di Bush Jr citato sopra: https://www.youtube.com/watch?v=CQ0Vvb4Bilk una storia tanto toccante quanto ben recitata, non credi? 🙂

Lo Storytelling come comunicazione d’esperienza

Lo Storytelling come comunicazione d'esperienzaNello storytelling uno dei punti cardini è proprio quello di comunicare un’esperienza vissuta, reale o di fantasia.

Pensaci bene, non è questo l’obbiettivo di chi scrive romanzi, dirige film, disegna fumetti e della tua bisbetica vicina di casa che vuole raccontarti dell’ultima visita dal ginecologo?

Esatto, trasmetterti quella data vicenda a te.

Certo, è meglio evitare d’ascoltare la vicina di casa e le sue vicende…

In questo articolo troverai:

  • Perché raccontare il periodo della tua vita più difficile
  • Perché lo storytelling è utile a trasmettere la tua esperienza
  • Perché farlo ti avvicina alle persone
  • Perché chi ti ascolta rivive quello che hai vissuto
  • Perché non raccontare storie horror al pub

La tua esperienza è una storia da comunicare

Hai presente quel momento difficile della tua vita quando avevi tutto contro?

Quel momento dove, nonostante le difficoltà, sei riuscito a farcela?

Ricordi in quanti ti andavano contro dicendoti che non ce l’avresti mai fatta e hai dimostrato il contrario?

Perfetto, hai una nuova storia da raccontare.

Non è strettamente necessario che tu abbia dovuto affrontare la morte o chissà che cosa. Vanno bene anche le piccole vicissitudini quotidiane di ogni giorno, purché siano vere e autentiche.

Quando racconti di te, delle tue difficoltà superate, come della tua impresa che ce l’ha fatta, di una storia inventata e travagliata col lieto fine, o del difficile lancio di un prodotto di successo, crei un legame saldo con chi ti ascolta.

L’esperienza raccontata ti avvicina a chi ti ascolta

Il legame che si viene a creare è un ponte tra te, i protagonisti della tua storia che ce l’hanno fatta e il tuo pubblico.

La magia delle storie permette a un perfetto sconosciuto di diventare il vicino di casa affidabile, la ragazza della porta accanto una bisbetica indomabile e un presuntuoso l’uomo più umile della terra.

Non è manipolazione o stregoneria.

Più tosto è l’effetto che hanno le storie sulle persone. Uno di questi effetti è quello di far sentire più vicino il narratore, e i protagonisti delle storie, a chi ascolta.

Ecco perché è fondamentale raccontare le proprie esperienze passate.

Ricordati che il passo da “perfetto sconosciuto” a “di famiglia” è uno: la tua storia.

Il tuo pubblico vive la tua stessa esperienza con lo storytelling

Tieni bene a mente che, oltre a creare un ponte tra te e il tuo pubblico, chiunque esso sia, stai facendo vivere la tua storia a chi ti ascolta.

Anche qui te lo dico, non è né magia né stregoneria.

Anche tu stesso lo hai provato più e più volte davanti al tuo film preferito.

Secondo te perché lo vedi e rivedi? Perché ti piace rivivere quella storia in prima persona, nonostante è pura finzione.

Allo stesso modo tu, narrando la tua vicenda, la fai rivivere, come se stesse succedendo in quello stesso istante.

Adesso sai perché alcune persone rabbrividiscono davanti a una storia horror raccontata in un tavolo al pub mentre si beve birra: chi ascolta rivive in prima persona quel momento narrato.

Quindi niente più storie horror al pub, anche se sono vicende vere, ok?

Per Concludere

Leggendo quest’articolo hai imparato:

  • Quanto sono importanti le tue vicende problematiche
  • Quanto è importante raccontare le difficoltà che hai vissuto tu, il tuo prodotto, la tua impresa ecc.
  • Che lo storytelling è uno strumento utile per trasmettere le tue esperienze
  • Le storie hanno la magia di avvicinare chi vuoi tu a cosa vuoi tu
  • Chi ascolta le tue storie le rivive in prima persona
  • Che al pub si va per bere birra e non raccontare storie horror

Scherzi a parte, mi auguro che quest’articolo ti sia stato utile.

Dedicato alle tue storie.

Antonio Alfiere

www.antonioalfiere.com

I difetti aiutano le storie: 1° Parte

I difetti aiutano le storie: 1° Parte

Tutti odiano i difetti.

Nessuno sopporta il chiaccherone che parla sempre degli affari suoi, o vuole quella persona irritabile che basta un niente per farlo sobbalzare in aria; nessuno ama quell’antipatico che si comporta in maniera così acida da essere chiamato yogurt e così via.

Eppure i difetti sono una parte importante delle storie. Senza difetti non c’è un personaggio caratterizzato. Non cisarebbero personaggi memorabili, come Deadpool o Luke Skywalker con la sua “innocenza” e “inesperienza”.

Lo so, sono due esempi da nerd, comunque rendono l’idea.

La maggior parte delle storie, sopratutto i romanzi, sono incentrati sull’evoluzione del protagonista e dei personaggi. Il viaggio che viene raccontato è, infatti, il motivo di cambiamento.

Seguimi e scopri come usare il Viaggio dell’Eroe, e le sue varie tappe, con un personaggio “difettoso”.

I difetti aiutano: esempio

  • Eroe: Jerry (come il gatto di Tom & Jerry)
  • Difetto: presuntuoso
  • Domanda: cosa gli potrebbe accadere di tragico e inaspettato in base al suo difetto?

Il furto dell’impiegato Jerry

Mondo Ordinario

Jerry era un impiegato di banca che trattava male i clienti con il suo comportamento. Sicuro di tenere tutto in pugno e sotto controllo, viveva con la sensazione di stare al di sopra degli altri. Anche con i suoi parenti e amici era così. Spesso litigava con Luisa, la fidanzata, perché credeva di avere sempre ragione.

Richiamo all’Avventura

Un giorno si presentò davanti allo sportello un vecchio dalla barba lunga e dagli occhi azzurri e spiritati [Il Messaggero]. Con fare strambo e la voce rauca, chiedeva come mai dal suo conto mancavano dei soldi che lui non aveva preso e minacciava di denunciarlo. Jerry, con il suo fare saccente, gli dimostrò che tutto era in regola e lui si sbagliava di grosso.

Rifiuto del Richiamo

L’eroe non prestava molta attenzione a quello che gli aveva detto il vecchio. Se ne prendeva gioco e faceva battute con i suoi amici di quanto era pazzo e strambo. Aveva sbagliato lui, come si dimostravano i conti. Sicuro che andava tutto bene, continuava a vivere le sue giornate come sempre, a trattar male i clienti e litigare con Luisa.

L’Incontro con il Mentore

Un mese dopo l’arrivo del vecchio, Luisa lo sveglia nel cuore della notte. Gli intima di seguirla perché gli avevano comunicato una terribile notizia: qualcuno si stava fingendo lui e stava rubando soldi dalla banca. Lei sapeva cosa fare e perché stava succedendo [Il Mentore].

Varco della Prima Soglia

Riluttante per la notizia, Jerry credeva fosse uno scherzo. Cambiò idea quando il campanello di casa suonò: era la guardia di finanza [Guardiani della Soglia]. Collegò le parole del vecchio di mesi fa, con quelle di Luisa e le forze dell’ordine fuori. Chiese consiglio a lei: «Vai in bagno ed esci dalla finestra. Io intanto li distraggo. Ci vediamo a casa di Mario, il tuo collega. Sbrigati!»
Con l’adrenalina che gli pompava nel cuore, Jerry usciva dalla finestra del bagno e correva a casa di Mario.

Prove, alleati, nemici

Stremato e col fiatone, Jerry entrava a casa di Mario [L’imbroglione]. Incredulo su quello che stava succedendo, chiedeva spiegazioni al suo collega. In tutta risposta lui iniziò a ridere facendo molto rumore.
«Amico, stanno cercando di farti fuori da 3 mesi e te ne accorgi soltanto ora.»
«E perché vogliono farlo? Che cosa ho fatto di male per meritarmelo?»
«Dici a parte trattare come delle pezze vecchie tutti quanti? A me non me ne importava proprio sai? Sono le 5 del mattino ora, mentre aspettiamo Luisa ti va una birra?»

3 ore dopo Luisa entrava a casa di Mario….

Continua nel prossimo post

Stai sintonizzato sul sito, mi raccomando!

Non so nemmeno io come andrà a finire.

Dedicato alle tue storie

www.AntonioAlfiere.com

Esercitazione di scrittura 004: C’era una leggenda…

Esercitazione di scrittura 004: C'era una leggenda...Esercitarsi sulla scrittura serve, eccome se serve.

Sono un fervente sostenitore della pratica costante. Nessuna pratica? Nessun lavoro completato.

E non vale che devi avere l’ispirazione per scrivere. Stephen King ha sempre visto il suo lavoro come un artigiano, non come un artista che va alla ricerca della perenne ispirazione. Lo puoi leggere sul suo famoso libro “On Writing”, questo è il link –>http://amzn.to/2ryQaqS. Quindi niente scuse, fai pratica.

Dato che la scrittura libera, il flusso di coscienza, può essere dispersiva, è meglio usare una linea guida.

Ti propongo adesso, come nelle precedenti esercitazioni (link), un esercizio preso da una pagina di un sito internet.

La pagina è –> http://writingexercises.co.uk/firstlinegenerator.php. L’idea è quella di scrivere una short story, storie di massimo 7.500 parole, usando una “Random First Line Prompts”, ovvero “Richieste casuali prima linea” (grazie google translate per questa traduzione sommaria).

Dato che sono pigro, molto pigro, andiamo sulle very short story, usiamo un massimo di 500 parole.

Seguimi, utilizza anche tu questa prima linea casuale:

“There was a legend about the well in the garden”

Tradotto da google translate:

“C’era una leggenda sul pozzo nel giardino”

Un sentito grazie agli sviluppatori del traduttore online, senza di voi non avrei potuto divertirmi a fare queste follie in rete.

Il pozzo di Bulworth

C’era una leggenda sul pozzo nel giardino dei Bulworth. Una leggenda che William Bulworth voleva dimenticare per sempre.
La gente di Canterbury ne parlava quando smettevano d’impicciarsi negli affari altrui, sorseggiando una birra nera al pub oppure bevendo una tazza di té con le bisbetiche vicine di casa. Talvolta ne parlavano sottovoce perché nessuno potesse avere informazioni in più del dovuto. In molti erano interessati a quella storia.
Si raccontava che il padre del giovane William avesse seppellito lì dei lingotti d’oro dopo una rapina, svelando a lui come recuperarli dal pozzo di casa. In molti credevano a questa storia. Infatti i primi tempi dopo la morte di Sam Bulworth erano stati strazianti per il figlio. Non per il dolore della perdita del padre Sam, bensì per le persecuzioni che ricevette.
Il povero William venne perseguitato da tutti. Il giorno stesso del funerale di suo padre venne interrogato da sua zia Susie, davanti alla salma del defunto. Una volta un poliziotto lo arresto per un futile motivo per ricattarlo; lui non sapeva niente e si beccò tre giorni in cella.
La madre Sarah, disperata e col cuore lacerato, non era in grado di difenderlo in alcun modo.
Quando si sparse la voce che il povero figlio orfano di padre non sapeva niente di quel tesoro, William era già lontano, trasferitosi a più di 100 km di distanza.
Vent’anni dopo, William tornò a Canterbury. Non per piacere, non per rivedere i suoi vecchi compagni di scuola e aguzzini. Tornò a casa per il funerale dell’anziana madre.
Fu una morte tragica e molto strana: era caduta dentro al pozzo nel giardino.
Williamo non prestò alcuna attenzione alle dicerie che ne seguirono. C’era chi diceva che lei aveva scoperto dov’era l’oro, chi diceva fosse uscita pazza e chi invece voleva suicidarsi.
Le dicerie non si fermarono per giorni, rafforzate da un elemento in più: il pozzo era stato murato dalla morte di Sam.
Perché allora Sarah Bulworth ha rotto la muratura a colpi di piccone e poi si è caduta lì?
Nessuno lo sapeva, né tanto meno importava a William.
Il giorno prima di consegnare la casa di famiglia ai nuovi inquilini, i Jonhson di Londra, il nostro sfortunato eroe si sedette sulla vecchia panca di legno davanti al suo letto, attaccata alla parete.
Che stress quegli Jonhson, non hanno fatto altro che parlare della vecchia leggenda e dell’oro. Non vedeva l’ora di andare via.
Mancava solo un particolare per andare via da quel postaccio. William voleva portare via quella panca, dove da piccolo giocava a carte con suo padre.
Il legno era fracido, pieno di buchi da tarme e con le vite ormai spanate. Dovette usare la forza per strapparlo da quella parete.
Dopo svariati tentativi, riuscì a staccarla tirandola per poi cadere per terra. Rialzatosi fece una scoperta che lo lasciò fermò e immobile, come la salma di un morto:
“3 passi dal pozzo verso la siepe, 11 verso casa e scava. Non dare retta al foglio che ho lasciato dentro il mio vecchio abito da sposo, è la storia che ho raccontato al mio socio per non dargli nulla. Lascio tutto a te mio piccolo William.”
La scritta era incisa sul legno, nascosta per anni e anni dalla vecchia panca di legno.
William iniziò a sentire qualcosa nello stomaco che saliva fin sopra la testa. Impiegò svariate ore per realizzare di avere dei lingotti d’oro nascosti nel suo giardino.
Anni dopo c’era  ancora una leggenda sul pozzo nel giardino dei Bulworth. La gente di Canterbury né parlò per molto tempo. Erano in tanti a chiedersi come raggiungere il fondo del pozzo e recuperare l’oro del fu Sam Bulworth.

Scrittura conclusa, tocca a te adesso

Sì, dico a te. Esercitati anche tu.

Non è difficile, richiede circa 30 minuti del tuo tempo.

Anche meno se scrivi veloce a macchina.

E non esitare a criticare quanto ho scritto: le critiche costruttive aiutano a migliorare nella scrittura, quindi fanne e dammi una mano.

Dedicato alle tue storie

Antonio Alfiere

www.antonioalfiere.com

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