Esercitazione di scrittura 004: C'era una leggenda...Esercitarsi sulla scrittura serve, eccome se serve.

Sono un fervente sostenitore della pratica costante. Nessuna pratica? Nessun lavoro completato.

E non vale che devi avere l’ispirazione per scrivere. Stephen King ha sempre visto il suo lavoro come un artigiano, non come un artista che va alla ricerca della perenne ispirazione. Lo puoi leggere sul suo famoso libro “On Writing”, questo è il link –>http://amzn.to/2ryQaqS. Quindi niente scuse, fai pratica.

Dato che la scrittura libera, il flusso di coscienza, può essere dispersiva, è meglio usare una linea guida.

Ti propongo adesso, come nelle precedenti esercitazioni (link), un esercizio preso da una pagina di un sito internet.

La pagina è –> http://writingexercises.co.uk/firstlinegenerator.php. L’idea è quella di scrivere una short story, storie di massimo 7.500 parole, usando una “Random First Line Prompts”, ovvero “Richieste casuali prima linea” (grazie google translate per questa traduzione sommaria).

Dato che sono pigro, molto pigro, andiamo sulle very short story, usiamo un massimo di 500 parole.

Seguimi, utilizza anche tu questa prima linea casuale:

“There was a legend about the well in the garden”

Tradotto da google translate:

“C’era una leggenda sul pozzo nel giardino”

Un sentito grazie agli sviluppatori del traduttore online, senza di voi non avrei potuto divertirmi a fare queste follie in rete.

Il pozzo di Bulworth

C’era una leggenda sul pozzo nel giardino dei Bulworth. Una leggenda che William Bulworth voleva dimenticare per sempre.
La gente di Canterbury ne parlava quando smettevano d’impicciarsi negli affari altrui, sorseggiando una birra nera al pub oppure bevendo una tazza di té con le bisbetiche vicine di casa. Talvolta ne parlavano sottovoce perché nessuno potesse avere informazioni in più del dovuto. In molti erano interessati a quella storia.
Si raccontava che il padre del giovane William avesse seppellito lì dei lingotti d’oro dopo una rapina, svelando a lui come recuperarli dal pozzo di casa. In molti credevano a questa storia. Infatti i primi tempi dopo la morte di Sam Bulworth erano stati strazianti per il figlio. Non per il dolore della perdita del padre Sam, bensì per le persecuzioni che ricevette.
Il povero William venne perseguitato da tutti. Il giorno stesso del funerale di suo padre venne interrogato da sua zia Susie, davanti alla salma del defunto. Una volta un poliziotto lo arresto per un futile motivo per ricattarlo; lui non sapeva niente e si beccò tre giorni in cella.
La madre Sarah, disperata e col cuore lacerato, non era in grado di difenderlo in alcun modo.
Quando si sparse la voce che il povero figlio orfano di padre non sapeva niente di quel tesoro, William era già lontano, trasferitosi a più di 100 km di distanza.
Vent’anni dopo, William tornò a Canterbury. Non per piacere, non per rivedere i suoi vecchi compagni di scuola e aguzzini. Tornò a casa per il funerale dell’anziana madre.
Fu una morte tragica e molto strana: era caduta dentro al pozzo nel giardino.
Williamo non prestò alcuna attenzione alle dicerie che ne seguirono. C’era chi diceva che lei aveva scoperto dov’era l’oro, chi diceva fosse uscita pazza e chi invece voleva suicidarsi.
Le dicerie non si fermarono per giorni, rafforzate da un elemento in più: il pozzo era stato murato dalla morte di Sam.
Perché allora Sarah Bulworth ha rotto la muratura a colpi di piccone e poi si è caduta lì?
Nessuno lo sapeva, né tanto meno importava a William.
Il giorno prima di consegnare la casa di famiglia ai nuovi inquilini, i Jonhson di Londra, il nostro sfortunato eroe si sedette sulla vecchia panca di legno davanti al suo letto, attaccata alla parete.
Che stress quegli Jonhson, non hanno fatto altro che parlare della vecchia leggenda e dell’oro. Non vedeva l’ora di andare via.
Mancava solo un particolare per andare via da quel postaccio. William voleva portare via quella panca, dove da piccolo giocava a carte con suo padre.
Il legno era fracido, pieno di buchi da tarme e con le vite ormai spanate. Dovette usare la forza per strapparlo da quella parete.
Dopo svariati tentativi, riuscì a staccarla tirandola per poi cadere per terra. Rialzatosi fece una scoperta che lo lasciò fermò e immobile, come la salma di un morto:
“3 passi dal pozzo verso la siepe, 11 verso casa e scava. Non dare retta al foglio che ho lasciato dentro il mio vecchio abito da sposo, è la storia che ho raccontato al mio socio per non dargli nulla. Lascio tutto a te mio piccolo William.”
La scritta era incisa sul legno, nascosta per anni e anni dalla vecchia panca di legno.
William iniziò a sentire qualcosa nello stomaco che saliva fin sopra la testa. Impiegò svariate ore per realizzare di avere dei lingotti d’oro nascosti nel suo giardino.
Anni dopo c’era  ancora una leggenda sul pozzo nel giardino dei Bulworth. La gente di Canterbury né parlò per molto tempo. Erano in tanti a chiedersi come raggiungere il fondo del pozzo e recuperare l’oro del fu Sam Bulworth.

Scrittura conclusa, tocca a te adesso

Sì, dico a te. Esercitati anche tu.

Non è difficile, richiede circa 30 minuti del tuo tempo.

Anche meno se scrivi veloce a macchina.

E non esitare a criticare quanto ho scritto: le critiche costruttive aiutano a migliorare nella scrittura, quindi fanne e dammi una mano.

Dedicato alle tue storie

Antonio Alfiere

www.antonioalfiere.com

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