Storytelling? Sì, buono da mangiare e sostanzioso

Pensandoci bene: io non so un’acca (h) di storytelling.

Anche chi dice di essere uno storyteller non sa un’acca su quest’argomento.

Per non parlare di chi dice di essere un copywriter che pensa di fare copywriting. So poco e niente su questo tema e mi basta vedere quello che gira su internet per capire quanti si credono furbi.

Hai presente il gatto e la volpe di pinocchio, vero?

Comunque, in caso andassi dal mio vicino di casa e gli chiedessi: «conosci lo storytelling?»

Lui mi risponderebbe: «Hai iniziato a drogarti? Stai frequentando brutte compagnie? Non è che poco fa eri tu quello alla bottega del vino che girava nudo e ubriaco?

Scherzi a parte, oggi mi sono posto una semplice domanda…

«Ma che acciderbolina è lo storytelling?»

Mi piacerebbe tanto darti una risposta esatta e precisa.

Anzi te la do: scrivi su google “storytelling” e clicca sul risultato di wikipedia.

Ecco, in questo modo hai un risultato autorevole a questa domanda.

Domanda a cui non so darti una precisa risposta se non la capacità, che tutti hanno e nessuno escluso, di raccontare e narrare le storie.

Si faceva secoli fa con le tradizioni orali, si fa tutt’ora nell’era digitale con i video e gli ebook, e si farà in futuro in chissà quale altro mirabolante metodo.

Magari sarà servito in un ristorante sotto la dicitura “Sostanzioso e tanto buono da mangiare”.

Così come per il copywriting, la perdita di peso, come memorizzare un testo oppure migliora te stesso… (la lista di fantomatici personaggi esperti di settori è lunga su internet)

…Anche nello storytelling troverai chi si spaccia per il supremo mentore unico detentore della verità assoluta.

Bene, detto questo, io vado a mangiare.

Ho un piatto a base di parole e immaginazione, condito con fantasia e tanta voglia di imparare.

Non sarò un’esperto, comunque avrò la pancia piena e saro soddisfatto.

Antonio Alfiere

www.antonioalfiere.com

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Ok, hai tanti libri e non sai quale leggere

Sarà capitato a tutti di essere sommerso dai libri e non sapere quale iniziare a leggere.

Di recente ho provato questa sensazione.

Ero in biblioteca, dato che non ho connessione a casa e il mio pc ha deciso di suicidarsi, per scrivere.

Dopo che la mia ora disponibile per collegarmi a internet era finita, perché qualcuno si diverte a rendermi la vita difficile e questo lo so, decido di fare un giro per gli scaffali.

La fortuna ha voluto che trovassi proprio quello che cercavo: dei manuali sulla scrittura.

La sfortuna ha voluto che ce ne fossero troppi…

…E io ho a disposizione solo tre prestiti in un mese.

Dopo mezz’ora a pensare quale prendere, ne presi tre e tornai a casa.

Oh mio dio! I libri stanno invadendo la mia casa!

Tornato a casa mi sono ricordato 3 piccole cose spiacevoli:

  1. Ho almeno 20 libri nuovi da leggere (considera che non ricordo il numero esatto perché sono sparsi ovunque)
  2. Ho almeno 9.999.999 ebook sul mio tablet che aspettano di essere letti (considera che alcuni sono pure in inglese…)
  3. Dentro il corpo suicida del mio portatile ho almeno il triplo degli ebook presenti sul tablet…

Un piccolo, debole e soffice pensiero bussa alla mia testa: qui c’è un problema.

Ho troppo da leggere, poco tempo a disposizione, molte cose che vorrei fare e tante di più che mi reclamano.

Ecco che quindi esco fuori dalla mia tasca magica (è bucata) una soluzione facile ed efficace per tutti:

Leggi come se non ci fosse un domani!

Lo so, è un consiglio controcorrente. Qualcuno direbbe di catalogare secondo delle priorità, altri d’iniziare dal più vecchio che hai preso e bla bla bla.

Io no.

Io ti dico di leggere come se non ci fosse un domani, tanto è pacifico che ci saranno altri libri a farti visita.

Perché sia io che tu lo sappiamo che la casa dove viviamo in verità è la loro, dei libri, e noi ne siamo ospiti…

Dedicato alle tue letture l”ike no tomorrow”.

Antonio Alfiere

www.antonioalfiere.com

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Perché devi provare emozioni per una storia

Un punto importante delle storie è la loro capacità di suscitare emozioni.

Senza emozioni, tensioni, drammi, comicità, ilarità e altro ancora, non ci sono storie. Non ci sono personaggi, non c’è un luogo, non c’è alcun pubblico.

Senza emozioni c’è il vuoto più assoluto.

Per una storia servono, a meno ché non vuoi scrivere un manuale su come montare il mobile dell’ikea. Lì non serve emozionare il lettore, occorre molta praticità e descrizione.

Comunque un manuale che contiene la frase:

“Vedi d’inserire la tavola incastrandola nell’apposito buco, altrimenti ti prendo a schiaffi e mi riprendo il mobile, inetto.”

Suona molto meglio di:

“Inserire la tavola nel vano superiore per incastrarla.”

L’emozioni in una storia collegano

I personaggi delle storie devono emozionarsi in un racconto. Devono provare sentimenti e sensazioni.

Con questi elementi l’eroe di un’avventura viene sentito più vicino al pubblico e ci si identifica.

Tu non ti identifichi con lo spocchioso eroe che sa già cosa fare, lo fa e poi si comporta come se nulla fosse.

No.

Tu, e ogni tipo di pubblico nel mondo, ti identifichi con un eroe con i suoi difetti, le sue paura, le sue angosce.

I personaggi memorabili sono quelli che esprimono emozioni memorabili.

Via col vento

Guarda ad esempio il film “Via col Vento”.

I protagonisti sono monotoni?

Anaffettivi?

Sono dei blocchi di marmo che non parlano?

No.

Sono persone che provano sentimenti, hanno speranze, hanno difetti.

Hanno umanità.

“Domani è un altro giorno” non è una frase detta da un robot. È una frase detta da una donna che ha vissuto un calvario e guarda al domani con sentimento di speranza.

Questa frase è talmente ricca di emozioni da essere entrata nel linguaggio comune di ogni giorno.

Fai provare emozioni ai tuoi personaggi, anche nelle storie che racconti mentre sei al bar o in comitiva di amici.

Ciò che provano i protagonisti di un racconto, lo prova anche il pubblico.

Dedicato alle tue storie.

Antonio Alfiere

www.Antonioalfiere.com

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7 personaggi in cerca di guai

Chi ha detto che i personaggi di una storia devono essere persone risolute, che sanno già cosa fare e non hanno bisogno di aiuto?

Nessuno vuole un so-tutt-io o son-magro-son-snello-guarda-quanto-sono-bello.

Ci stavo giusto pensando mentre scrivevo i post/email da inviare in automatico nelle festività di pasqua.

Quali sono i personaggi che odio di più?

Quali sono i personaggi che il pubblico in generale detesta?

Mi auguro di farne un elenco esaustivo.

Personaggi in cerca di guai

Ovvero quelli che proprio non puoi vedere per la loro arroganza e repulsione

1 – So-tutto-io: la loro arroganza è legata alla loro presunta conoscenza illimitata, salvo poi fare una brutta figura quando arriva un personaggio armato di scaltrezza e furbizia;

2 – Son-magro-son-snello-guarda-quanto-sono-bello: arroganti per via della loro presunta bellezza, muori dal ridere quando vedi capitargli incidenti, tipo che si riempono di fango, che l’imbruttiscono;

3 – Io-son-ricco-e-tu-no: atroci personaggi che si vantano dei loro beni materiali, gli ci vuole un bel ladro nella storia e li vedrai nel panico;

4 – Il-mio-lamento-libero: ho preso il titolo di una canzone per descrivere quelli che si lamentano ed hanno da ridere su tutto, tipo parenti e amici; ci vuole un bel protagonista dalla parlantina sciolta che argomenta così bene da farli stare zitti;

5 – E-qui-comando-io: personaggi che proprio vogliono far pesare il loro “rango” in un modo o in un’altro, poi arriva un loro superiore e all’improvviso stanno zitti…

6 – Io-son-perfettino: ecco, questi non li posso proprio vedere… Devo aggiungere altro?

7 – Io-sono-nel-giusto-e-tu-sbagli: tipico personaggio di film e romanzi per ragazzi; di solito è un genitore, insegnante o parente; è un pugno nello stomaco e fa una brutta fine in tutte le storie.

7 sono i primi venutomi in mente.

Fammi sapere in caso ce ne sono altri secondo te.

Antonio Alfiere

www.antonioalfiere.com

Libri Che Ti Consiglio Di Acquistare:

Il Dott. Storyteller e gli altri

Lo storyteller non è una figura così lontana dal quotidiano. Credimi, è molto vicina a te e a tutti quanti.

Tutti sono degli storyteller quando raccontano una storia.

Quando scrivi un racconto, sei uno storyteller.

Quando immortali un momento di vita in una foto, sei uno storyteller.

Quando disegni dei personaggi in azione, sei uno storyteller.

Quando parli, chiacchieri, racconti a voce un evento successo, sei uno storyteller.

Hanno coniato una parola nuova, in inglese tra l’altro, per descrivere quello che c’è sempre stato. I chiacchieroni ci sono sempre stati per esempio.

Quindi quando senti quella persona antipatica che parla dell’ultimo pettegolezzo, sappi che da qualche parte nel mondo sarebbe considerata come esperta nel suo settore…

La cura del Dott. Storyteller

Mai sentito parlare delle storie che guariscono?

Quante volte nei film, telefilm, e anche di persona nella tua vita privata, hai visto dei personaggi raccontare un episodio personale per rincuorare gli altri?

Spesso.

Esiste anche un libro a tal proposito. Io non l’ho mai letto, non mi piace molto dire le bugie e ti dico la verità.

Ti parlo invece della mia esperienza personale, sopratutto di quando ero piccolo.

Quando stavo così male, vuoi per una febbre o per un episodio personale che mi ha lacerato, persone vicino a me (leggasi mamma, zie, nonna ecc.) mi raccontavano che qualcun altro, amico o parente, aveva passato la stessa cosa.

Sicuro sarà successo pure a te. Anche stando per giorni dentro una stanza, ti sarà successo.

La loro storia, seppure breve o anche brevissima, si concludeva con il superamento dell’altro della malattia/evento brutto.

Era rincuorante sapere che la fuori, magari un mio amico, aveva passato quello che stavo passando io e l’aveva superato con successo.

Non sono dottore e non sto dando una prescrizione medica.

Condivido con te quello che ho vissuto.

Antonio Alfiere

www.antonioalfiere.com

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